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Foto di Eléonore Bommart

Più Europa per il nuovo nucleare?


Dopo oltre un decennio anche nel nostro paese è ripresa il dibattito sul ritorno al nucleare in un contesto di rinnovate tecnologie e nella prospettiva di perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050. Il percorso è iniziato con la presentazione di un d.d.l. delega da parte del governo che si sviluppa sulla base di linee guida europee e internazionali.

11 Giugno 2025

Laura Ammannati

Professore di Diritto dell’economia, Università degli Studi di Milano, Socio Fondatore di AIDEN

Parlando del ritorno al nucleare nel nostro Paese, un recentissimo sondaggio promosso per il Festival dell’energia di Lecce offre alcuni dati interessanti.

Innanzitutto, il 32% degli intervistati non sapeva che l’Italia avesse un passato di produzione di energia da fonte nucleare; in secondo luogo, sebbene con diverse sfumature, il 58.4% accetta il ritorno al nucleare; inoltre, tra questi i più giovani, gli under 35, per il 62.3% sono favorevoli al nucleare in quanto più sensibili al tema della decarbonizzazione; e infine è diffusamente condiviso l’obiettivo di raggiungere la sicurezza e l’autonomia energetica da altri Paesi.

Questo per sottolineare quanto il punto dell’accettabilità sociale e del dialogo con i cittadini, fondato scientificamente e non su convinzioni ideologiche, sia fondamentale per riaprire un percorso complesso ma in parte nuovo, rispetto all’esperienza di qualche decennio fa, proprio sul versante della tecnologia.

La prima pietra miliare su questa via è stata l’elaborazione di un disegno di legge di delega al governo in materia di nucleare sostenibile approvato dal Consiglio dei ministri alla fine di febbraio.

A questo proposito è opportuno ricordare che in Italia una approfondita analisi sui temi della ripresa del nucleare è stata condotta dai 7 gruppi di lavoro tematici che componevano la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (PNNS) istituita nel settembre del 2023 dal MASE e che hanno prodotto corposi report. E ancora che interessanti proposte sono rintracciabili nel rapporto strategicoIl nuovo nucleare in Italia per i cittadini e le imprese. Il ruolo per la decarbonizzazione, la sicurezza energetica e la competitività”, del settembre 2024 a cura di The European House -Ambrosetti.

Il ruolo ‘dirompente’ delle nuove tecnologie

 

L’elemento chiave che caratterizza questa nuova fase, non solo nel nostro Paese ma in Europa e in altre aree del mondo, è lo sviluppo delle nuove tecnologie e della possibile introduzione dei reattori di piccola taglia (Small Modular Reactors – SMR - e Advanced Modular Reactors - AMR) che in Europa ed anche negli USA sono in fase di progettazione avanzata e la loro operatività è stimata in 8 – 10 anni.

In questa ottica la stessa Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha di recente operato la revisione del c.d. “milestones approach(il documento che definisce le tappe necessarie a mettere in atto un programma nucleare) in considerazione dei recenti sviluppi degli SMR.

Per l’Italia, lo scorso 14 maggio Enel, Ansaldo Energia e Leonardo hanno formalizzato la costituzione di Nuclitalia, la società che ha il compito di valutare i design più innovativi e maturi del nuovo nucleare sostenibile (con una particolare attenzione nella fase iniziale agli SMR) e di selezionare le soluzioni più interessanti per il nostro Paese anche in base ad attente analisi tecnico-economiche.

È comunque opinione condivisa tra gli esperti che ancor prima di discutere la tecnologia sia indispensabile costruire o rafforzare le infrastrutture di base che dovranno garantire il mantenimento della sicurezza a lungo termine. Tra queste, ricordiamo il quadro legale per la definizione degli obiettivi e una chiara allocazione delle responsabilità, così come un sistema regolatorio solido accompagnato dalla definizione delle procedure autorizzative a partire dai più aggiornati standard internazionali e seguendo anche le indicazioni in corso di elaborazione sia da parte delle due reti di regolatori europei, European Nuclear Safety Regulators Group (ENSREG)  e Western European Nuclear Regulators Association (WENRA) che della European Industrial Alliance on SMR partecipata da numerosi Paesi europei e da operatori del settore.

Elementi per il successo del nuovo nucleare italiano

 

Prendendo spunto da queste osservazioni ricordiamo che nella costruzione di un assetto regolatorio efficace sono due le leve fondamentali per il successo del nuovo nucleare italiano, cioè le procedure di licensing e di permitting.

A questo proposito possiamo introdurre un paio di osservazioni preliminari.

Una prima è che il nuovo modello di nucleare consente di avere una visione sovranazionale e di estendere l’orizzonte all’Europa anche al fine di costruire insiemi comuni di regole in forza delle potenzialità delle nuove tecnologie. Perciò ha massima rilevanza la cooperazione all’interno dei nuovi soggetti come la European Nuclear Alliance che coinvolge 14 SM dell’Unione o la European Industrial Alliance on SMR che raccoglie istituzioni e aziende di almeno 20 Paesi europei.

Ed è oltremodo significativa del ruolo che le istituzioni dell’Unione possono assumere con l’approvazione, nello scorso aprile, da parte della Commissione Europea di un nuovo IPCEI (Important Project of Common European Interest) al quale partecipa anche l’Italia insieme ad altri 12 Paesi dedicato alle tecnologie nucleari innovative.

Un’altra considerazione riguarda la cesura con l’esperienza del nucleare di grande taglia a scala tipicamente nazionale e per così dire di ‘stampo sartoriale’.

A proposito di licensing e permitting si tratta di due procedure complesse che necessitano di certezza regolatoria irrinunciabile sia per le imprese che per gli investitori così come di certezze sui tempi cioè di percorsi fluidi ben definiti nella struttura per evitare o limitare gli ostacoli che hanno pesanti ripercussioni anche in termini di costi sul sistema complessivo e sulle imprese coinvolte.

Più in dettaglio ricordiamo che il licensing è un procedimento di autorizzazione diretto a verificare requisiti di sicurezza, norme tecniche di conformità e di protezione ambientale da strutturare anche con l’obiettivo di limitare tempi e costi.

Le novità introdotte dalle nuove tecnologie di reattori, in considerazione anche degli effetti che queste possono avere riguardo la sicurezza nucleare, hanno spinto le istituzioni europee e internazionali a promuovere una crescente armonizzazione degli standard e degli approcci regolatori.

La stessa AIEA con il programma Nuclear Harmonization and Standardization Initiative (NHSI) propone linee guida dirette ad armonizzare e standardizzare design e costruzione degli SMR e gli approcci regolatori e industriali grazie a due percorsi separati ma complementari: il regulatory track, volto a incrementare la collaborazione tra i vari Paesi facilitando lo sviluppo di posizioni comuni senza compromettere la sicurezza e la sovranità nazionale in quanto l’autorizzazione resta tuttora una responsabilità del singolo Stato (manca l’istituto della “certificazione” del singolo progetto); l’industry track, diretto a sviluppare approcci industriali più standardizzati riguardo gli SMR con l’obiettivo di ridurre tempi e costi della sequenza di licensing e i tempi di messa in opera dei nuovi reattori. A livello europeo la WENRA sta portando avanti un progetto sulla armonizzazione delle modalità finalizzate a dimostrare la conformità dei futuri progetti agli standard di sicurezza.

Rispetto ad altri Paesi europei che non hanno interrotto la produzione di energia da fonte nucleare o ad altri come la Polonia che ha intrapreso un nuovo programma nucleare, l’Italia deve progettare, come previsto anche dal d.d.l. delega, una Autorità per la sicurezza nucleare di massima indipendenza, dotata di risorse finanziarie e di personale adeguate, con compiti di validazione e sorveglianza del rispetto della disciplina tecnica in materia di sicurezza. Come è evidente, la creazione dell’Autorità rappresenta un passo preliminare alla messa in opera del programma nucleare.

Il permitting riguarda i procedimenti di abilitazione alla localizzazione, costruzione ed esercizio degli impianti. A questo proposito, come il d.d.l. delega ricorda, anche qui è cruciale definire principi e criteri così come la struttura del procedimento al fine di unificare e sintetizzare i diversi passaggi che interessano aree e soggetti diversi. Una qualche forma di collaborazione procedimentale sembra necessaria per pervenire al rilascio di un titolo abilitativo unico con l’obiettivo, anche in questo caso, di ridurre i tempi e di conseguenza i costi per gli operatori e per gli investitori.

I caratteri e le specificità delle nuove tecnologie potranno senza dubbio influenzare il disegno della procedura di permitting sia riguardo la localizzazione che l’esercizio degli impianti.

Anche a questo riguardo, come il d.d.l. riconosce, il contesto europeo e internazionale viene in aiuto in considerazione delle diverse best practices che possono rappresentare un modello di riferimento per il rilascio delle autorizzazioni.  Ma ancor di più, nel nostro Paese possono essere introdotti meccanismi di riconoscimento di quelle rilasciate dalle autorità di Paesi membri della Agenzia per l’energia nucleare che fa capo all’OCSE o di Stati con i quali sono in corso accordi di cooperazione tecnologica e industriale come nel caso degli accordi a livello europeo.

Inoltre, proprio il contesto europeo, laddove si evidenzia il ruolo del nucleare nella politica energetica dell’Unione, sembra fornirci qualche indicazione ulteriore per il disegno di una procedura efficiente. Si pensi alle norme che hanno incluso l’energia da fonte nucleare tra quelle a zero emissioni nette a cominciare dal Regolamento sulla tassonomia (reg. 852/2020) e il successivo Complementary Climate Delegated Act del 15-7-2022 fino al Regolamento 1735 del 2024 che dispone una serie di misure per rafforzare la produzione di energia da tecnologie a zero emissioni e può rappresentare un benchmark per efficientare il permitting.

In effetti, questo Regolamento ha come obiettivo prioritario di rafforzare la sicurezza energetica dell’UE promuovendo progetti di produzione di energia che utilizzano   tecnologie a zero emissioni. A questo fine prevede di ridurre al minimo gli oneri amministrativi e di razionalizzare le procedure di rilascio delle autorizzazioni da parte degli SM indicando tempistiche che riducano drasticamente quelle in essere in alcuni Paesi. E ancora, proprio in considerazione del fatto che la costruzione di un impianto nucleare si può configurare come opera di carattere strategico di interesse nazionale, lo stesso Regolamento, in quanto definisce progetti strategici quelli finalizzati in via prioritaria a ridurre la dipendenza energetica dell’UE e a perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, può fornire una base per un ulteriore taglio dei tempi di deliberazione delle autorizzazioni.